Peppino Mereu

Nacque a Tonara il 14 gennaio 1872. La sua vita non facile, segnata da lutti familiari e dalla malattia, lo portarono a sentirsi escluso dal contesto sociale. Figlio  del medico condotto di Tonara, non potè compiere studi regolari (in paese le scuole si fermavano alla terza elementare) e probabilmente le condizioni economiche della famiglia, anche se di estrazione borghese,non gli permisero di proseguire negli studi. Il padre morì per aver incautamente bevuto una pozione velenosa che credeva un liquore e la madre si spense poco tempo dopo. A diciannove anni si arruolò volontario nell'Arma dei carabinieri. Compiendo il servizio di militare dell’Arma, visse fra Nuoro e Cagliari i cui nomi figurano nelle date di alcune poesie della sua prima raccolta, pubblicata a Cagliari nel 1899 presso la Tipografia Valdès, con una prefazione di Giovanni Sulis, «laureando in medicina»: quel Nanni Sulis o “Nanneddu meu” cui sono dedicati alcuni componimenti.Anche se non ci sono notizie sicure sugli studi di Mereu, è chiaro che studi come autodidatta il Mereu ne aveva fatti, probabilmente attingendo dalla biblioteca paterna: lo dimostra il taglio della sua poesia, i riferimenti letterari che vi si colgono,perfino l'uso ironico che vi si fa talvolta dello stesso periodo espressivo.

Nel suo peregrinare fra i paesi della Sardegna, ebbe così modo di frequentare ambienti diversi e di conoscere direttamente alcuni dei mali endemici dell'isola. Il suo animo ribelle ed inquieto  lo spinse a prendere posizione contro lo sfruttamento storico e le ingiustizie quotidianamente subite dai sardi.

Gli influssi della cultura nazionale mettevano in crisi i vecchi modi di vita, facevano sentire, soprattutto agli intellettuali di paese, il disagio del piccolo villaggio natio con le sue leggi e le sue abitudini arcaiche. 

Anche la Sardegna conobbe così la figura di quegli intellettuali che, usciti dal paese alla città, quivi maturavano la nostalgia del distacco.

Peppino Mereu incarnò perfettamente questa figura di«nuovo» intellettuale sardo che soffrì sulla propria pelle l’allora impossibile integrazione fra città maggiormente ricca di stimoli culturali e la campagna isolata nelle sua terribile miseria.

Era solito cantare nelle sagre paesane misurandosi nelle “gare poetiche” e sicuramente assorbì oltre agli umori culturali ed il sentire comune anche la metrica, il senso del ritmo e comunque riuscì ad elaborare tutte queste esperienze  in maniera originale. Rivolse  il suo interesse non solo ai temi tradizionali della poesia sarda ma lo spostò sul terreno del sociale, verso la tensione del progresso che ne fanno di lui un autore originale nei temi e che lo discostano in parte dalla tradizione.

Gli interlocutori, siano essi  gli amici Nanni Sulis e Genesio Lamberti o la famosa fonte di Galusè o la sua Tonara, dialogano con il poeta con dolcezza, tenerezza, accordandosi del tu come nelle condizioni di antica confidenza.

Il Mereu fu poeta dal sentire sociale all’aurora del socialismo; tornò al privato negli ultimi tristissimi anni della sua vita, dopo che, congedato nel 1895 per motivi di salute, dovette rassegnarsi a vivere dell'aiuto degli amici e del reddito di lavori precari, in orgogliosa povertà.

Il poeta era ormai giunto alla fine del suo viaggio. Si spense a Tonara l'11 marzo 1901.

 

La sua poesia più famosa è Galusé, dedicata ad una fonte di Tonara, in cui la sorgente parla in prima persona, magnificando le proprie virtù e raccontando vicende gaie e tristi del piccolo mondo paesano che viene, spinto da mille motivi a bere o ad attingere, a lavare i panni nelle sue acque o a sostare in compagnia od in solitudine.

Ma, insieme, questa poesia è sia confessione che lamento: quasi che Mereu, che una certa crudezza delle sue liriche avevano reso inviso a parte della comunità e a causa delle lacerazioni interiori dovute alla sua condizione di uomo malato,  tenti di riallacciarne il contatto confessando le proprie malinconie, il proprio pessimismo, la propria disperazione. Ed è soprattutto poesia autobiografica.

Peppinu Mereu appare anche per questo come un poeta dell'ultimo romanticismo. La malattia, il diabete  o più probabilmente la tisi, che lo portano a morte all’età di ventinove anni,  ne accentuano la sensibilità, la sofferenza,il male di vivere.

D’altronde nella poesia di Mereu, accanto a queste poesie «della morte» e a quelle «della ribellione», ci sono anche componimenti scherzosi, ironici, a volte sarcastici,brevi ma taglienti ritrattidi figure e fatti di paese: è così che la sua comunità lo vuole e lo immagina. 

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